I terribili 2 anni. Ah perché, dopo poi è meglio?

Dal momento in cui si avvicinava il secondo compleanno di Riccardo tutti hanno iniziato a farmi gli auguri e a farmi notare che sarebbe iniziato il periodo dei “terribili due”.

Ora, io non so bene se la parola terribile sta a definire il periodo del bambino perché un periodo nuovo e di cambiamento o per definire il periodo che deve passare la mamma, ma fatto sta che per noi è stato un periodo terribile per entrambi. Inoltre questo periodo coincideva con la nascita della Ludo e la cosa mi ha terrorizzata parecchio. Non è stato un anno facilissimo: Riccardo ha tirato fuori tutto il peggio del suo carattere con il quale mi sono scontrata innumerevoli volte. I capricci sono stati all’ordine del giorno e le sue pile che non si scaricano mai non hanno aiutato. Non sta fermo un attimo, l’energia non gli manca mai e neanche le mille idee che gli vengono in mente ed è sempre per terra (nel corso dell’ultimo anno gli hanno dato tre punti sullo zigomo e messo delle graffette in testa).

Ma poi questi 12 mesi sono trascorsi e io ho pensato che il peggio fosse passato. E invece no, ho scoperto che i 3 anni sono peggio dei 2 (se tutto questo è possibile).

Ora è un bambino più grande, è un bambino che parla meglio e che sa quello che vuole. L’inizio della scuola lo ha sbloccato tanto e lo ha fatto crescere in fretta. A volte diventa un bambino ingestibile.

Per questo ho letto tanto, mi sono documentata, ho cambiato approccio. Ma ci sono delle volte in cui non c’è niente da fare. L’unica soluzione è dimenticarsi che esiste per almeno 15 minuti, sperando che nel frattempo non distrugga casa.

Ed è proprio in quei minuti che lo guardo e mi rendo conto che il problema è un altro. Il problema è molto più semplice di quanto sembri e forse proprio per questo ai miei occhi appare più difficile. Io e Riccardo ci assomigliamo, il suo carattere è uguale al mio, lui vuole solo esprimere al mondo i suoi dubbi e le sue idee e a volte nessuno riesce a comprenderlo. È difficile scontrarsi con un carattere come il nostro.

E allora forse penso che non cambia se lui abbia 2, 3 o 20 anni. È così. È Riccardo. Devo prenderlo così com’è. Devo trovare il modo di fargli esprimere i suoi sentimenti senza ostacolarlo.

Devo però fargli capire che a volte il mondo quelli come noi non li accetta, quelli che hanno sempre qualcosa da dire, quelli che devono avere sempre l’ultima parola. A volte a noi ci isolano perché non a tutti piace sentirsi dire quello che a loro non piace. Fa più comodo uno che ti dice che va sempre tutto bene piuttosto che uno che ti dice che stai sbagliando. E quindi a volte con qualcuno bisogna fingere, bisogna far finta di essere un’altra persona, bisogna capire cosa vuole sentirsi dire per convenienza e non perché siamo sbagliati. Ma in alcuni ambienti, come la scuola o il lavoro è necessario smussare un po’ gli angoli e adattarsi a chi ci circonda. Ma non per questo dobbiamo esserlo con tutti, perché alcune persone, poche persone, ci faranno avvicinare lo stesso a loro e ci accetteranno per quello che siamo. Quelle saranno persone speciali e amici veri che meritano tutta la nostra lealtà e la nostra schiettezza.

L’unica mia speranza é che non prenda la mia espressività, perché in quel caso non bisogna che lui parli tanto lo capiranno dalle sue espressioni. Solo che in quello non posso aiutarlo, perché non ho imparato nemmeno ancora io a mascherarlo.

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