I SENSI DI COLPA DI UNA MAMMA LAVORATRICE

Sabato per fortuna (o per sfiga) iniziano i saldi e come ogni volta gli straordinari non mancano per preparare il negozio alla discesa di centinaia di persone pronte a spendere tutta la quattordicesima appena guadagnata.

Certo per chi fa shopping questo è il periodo migliore dell’anno dopo i saldi invernali e fidatevi lo è anche per me che porto a casa sempre qualche buon affare.

Ma stanotte Riccardo mi ha dato da riflettere: come quasi ogni notte si è presentato in camera nostra per venire a dormire nel lettone. Ma stavolta la sua voce era spaventata. Gli chiedo cosa ci fosse che non andava e lui mi dice di aver fatto un brutto sogno.

“Mamma dei mostri mi inseguivano e io avevo paura. Ti chiamavo forte forte, ma tu mi hai risposto che non potevi venire perchè dovevi andare al lavoro e allora è arrivato papino.”

Premettendo che Dario lavora 8/9 ore al giorno, secondo Riccardo lavoro più io e di conseguenza sto meno con lui perchè adesso faccio 1/2 ore di straordinario al giorno arrivando a lavorare al massimo 5 ore.

Riccardo ha sempre un po’ sofferto di sindrome da abbandono e ha sempre rimuginato quando lo lasciavo per andare a lavorare e la cosa si è intensificata di più con il mio ritorno al lavoro dopo la maternità della Ludo dopo essere stata a casa per un anno tutti i giorni con lui. Ma arrivare addirittura a pensare e sognare che io non sia lì per lui perchè devo lavorare non era mia successo.

In questi giorni ha anche ricominciato a farsi la cacca addosso, proprio come quando ho ricominciato il mio orario completo in negozio ad aprile ed ero costretta a lasciarlo al doposcuola per circa mezz’ora dopo l’asilo.

E’ un bambino molto sveglio e perspicace, ma purtroppo in queste situazioni questo pregio non aiuta e va ad alimentare dentro di lui un senso di vuoto che solo lui capisce e conosce e solo lui può combatterlo.

Ho provato a spiegarglielo più volte e in più modi, con l’unico risultato di un grande pianto liberatorio da parte sua e un grande pianto di sconforto da parte mia. Odio vederlo così, mi distrugge. Vorrei fargli capire che sarò sempre lì per lui e che non mi dimentico del mio ometto se vado un’ora in più al lavoro. Ma pare non aver nessun risultato evidente dentro di lui.

Il mio piccolo bimbo sta diventando grande e si trova a scontrarsi con emozioni più grandi di lui e io, come davanti a tante altre cose, sono impotente. E so che non basteranno le coccole a farlo stare meglio perchè il giorno dopo lui si ritroverà di nuovo in auto con il suo zainetto e il suo panda peluche per andare dai nonni perchè mamma, secondo lui, lo abbandona un’altra volta per andare al lavoro.

Ma come fare?

Come dirgli e fargli capire la situazione?

Forse uso le parole sbagliate o forse un approccio sbagliato.

Forse è solo un periodo o forse durerà per sempre perchè è il suo carattere.

Io non lo so, ma so solo che quando quei suoi due occhioni al mattino mi guardano e quella sua vocina mi chiede “mamma oggi vai a lavorare?” per me è uno strazio e vorrei che fosse mercoledì sempre in modo da avere sempre il giorno libero per lui e per la Ludo.

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