CIAO SONO LUDOVICA E SONO ISCRITTA AI LATTANTI ANONIMI

Ancora prima di diventare mamma mi ero ripromessa che avrei allattato.

Quel gesto così naturale mi sembrava troppo dolce per poterci rinunciare.

Ho letto di tutto: libri, testimonianze, saggi, opuscoli. Sono stata a corsi specifici. Tutto ciò che avrebbe potuto aiutare a prepararmi a quel momento era passato sotto le mie mani e i miei occhi.

Con l’arrivo di Riccardo ho capito che non era poi così semplice l’inizio e anzi può creare anche qualche incertezza e dubbio nella madre. Purtroppo c’è un po’ la leggenda che se non allatti tuo figlio non sei una buona madre, come quella che se il parto è cesareo non è un vero parto. Beh, potrà sembrare una cavolata medievale, ma fidatevi che la prima cosa che mi è venuta da pensare quando Ricky non riusciva ad attaccarsi e non cresceva è stata che ero una madre pessima. Fortunatamente un’infermiera pediatrica, che io sinceramente nominerei Santa subito, ci ha presi sotto la sua ala protettrice e ha impedito ai medici di ricoverarci e passare al latte artificiale subito dimostrando con un semplice tiralatte che avevo sufficiente latte a sfamarne due di bambini. Semplicemente Ricky era molto pigro e preferiva la pappa pronta, quindi per circa due settimane siamo andati avanti a mezza poppata con il mio latte tirato e mezza ciucciando lui da solo. Dopo questo primo periodo aveva ripreso con gli interessi tutto ciò che aveva perso prima e la cosa è andata avanti tranquillamente fino all’ottavo mese quando quella balorda della mia malattia ha fatto capolino rovinando i miei piani di allattamento a termine.

Ma la ragazza non demorde.

Non appena rimango incinta della Ludo mi impunto sull’allattamento a termine. E tutto pare iniziare proprio come lo avevo sempre sognato: lei si attacca da sola al seno fin dal primo momento in cui me la appoggiano sul petto. E io in un brodo di giuggiole non collaboro neanche più per l’espulsione della placenta.

Ma eccoci qui, sedici lunghissimi mesi dopo.

16, sedici, sixteen, seize, dieciséis, sechzehn (e il 6 settembre saranno 17)

Ora, perché lo capiate bene ho preferito scriverlo in più lingue, giusto così per rendere l’idea.

Risultato: sono esausta!!!

Ve lo giuro, io non posso uscire dalla doccia che mia figlia mi guarda e inizia a dire “TETTA” ridendo. E vi assicuro che dice pochissime parole, ma tetta lo dice. E non solo lo dice, se la prende.

E ora voi direte “basta non dargliela”. Certo, un parolone. Non so se lo sapete ma in estate c’è questo tipo di clima chiamato caldo per cui non puoi metterti la dolcevita quindi ogni scollo è buono per accedere al distributore automatico di latte sempre pronto e rifornito. Non vi dico poi se sono in costume, una rovina!

Beh fatto sta che tutti i miei buoni propositi di allattamento a termine si sono infranti quando ho capito che avrei dovuto iscrivere mia figlia ai lattanti anonimi. Io già me la immagino in mezzo a dei bambini seduti in cerchio che dice “Ciao sono Ludovica e non bevo latte da almeno due ore”. Sì perché la sua è una vera e propria dipendenza e se non gli offri la merce migliore della piazza dà di matto ed è capace di scatenare un putiferio. E per lei l’unica cosa buona è la tetta, nessun’altra forma di latte o bevanda. Neanche il mio latte tirato e bevuto nel biberon. Solo ed esclusivamente la tetta.

Non vi sto manco a dire che io non dormo una notte intera dal lontano 2017 e che non so più cosa vuol dire dividere il letto solo con mio marito dal lontano 2016 (anzi prima c’era pure il cane che si intrufolava nel lettone). Gli osteopati farebbero a gara per aggiudicarsi la mia schiena da curare che molto probabilmente ha assunto la classica posa a bambino, nel senso che si è adattata alla forma dei miei figli.

Ma ora viene la parte interessante: come si toglie la tetta nel modo meno traumatico possibile? Con Riccardo abbiamo avuto una pessima esperienza entrambi e non voglio che si ripeta anche con la Ludo. Quindi come fare? Io ho letto solo come iniziare e non come finire. Ai corsi spiegano quali sono le giuste posizioni in cui attaccare il bambino per svuotare bene il seno per evitare ingorghi e mastiti, ma non ti dicono come spiegare ad una nanetta vogliosa di coccole che la mamma è stanca e non ha voglia di svegliarsi di nuovo dopo solo 45 minuti dall’ultima poppata. Gli opuscoli ti fanno vedere una mamma sorridente e un bambino felice, non un bambino urlante che cerca di spogliare la mamma.

Ma quindi cosa fare?

Come spiegarle senza traumatizzarla che sono davvero stanca e preferirei finirla qua?

Non fraintendetemi: ho amato ogni singola poppata che c’è stata in questi mesi e so già che mi mancherà davvero tanto quel momento solo nostro, quella coccola che solo io so darle, quella consolazione che non può avere da nessuno altro oltre che me. Ma vorrei che tutto questo rimanesse così, un bellissimo e piacevolissimo ricordo.

Vorrei poter trovare le parole adatte, vorrei poter trovare il metodo giusto, senza fretta ma neanche fare sì che si prolunghi ancora per mesi.

Come fare? Come non fare?

Come sempre ogni consiglio è ben accetto. Tante di voi mi scrivono in privato magari su Facebook o Instagram, ma sentitevi libere di commentare qui sotto in modo da essere d’aiuto anche voi per altre mamme.

E dal distributore di latte è tutto, a voi la linea…

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