ADDIO CUCCIOLO MIO

Era il 13 Gennaio 2015 quando io e Dario decidemmo di prendere un cane. Cercammo tra i vari annunci e la sera stessa andammo a vedere una cucciolata.

Appena arrivati la mamma si presentò facendoci le feste e Dario dopo averla vista disse che se il cucciolo era così a lui non piaceva. Il padrone ci aprì la porta e uscirono due palle di grasso, una marrone e bianca e una nera e bianca. Quella marrone era una femminuccia ed era già destinata alle figlie dei vicini di casa. Quello nero era un maschietto e se non avesse trovato una famiglia avrebbe fatto una brutta fine.

Io tutto questo discorso lo sentivo lontano, lui mi aveva già rapita. Era talmente cicciottello che non riusciva a camminare ma saltava. Mi riempiva di baci e rotolava, rotolava e io ridevo. Dario ha subito capito che io ormai avevo scelto: lui sarebbe venuto a casa con noi.

Lo abbiamo messo in una scatola con una coperta e siamo tornati a casa.

Dario ha voluto decidere il nome: “Lo chiamiamo Gundocan, come il giocatore del Borussia Dortmund. Così è Gundo il Can”. Peccato che il suo amico ci ha poi informati che il giocatore si chiamasse Gundogan e non Gundocan. Ma ormai il nome era scelto, lo abbiamo solo cambiato in Gundogan abbreviato in Gundo. Ci ho messo due settimane a imparare quel nome!

La prima notte è andata bene, ha dormito affianco al mio letto tranquillo. Ho solo dovuto tenere giù la mano in modo che mi sentisse. E anche le notti a seguire sono sempre andate bene, fino a quando non ha capito che riusciva a salire sul letto. E così siamo passati da “non dormirà mai con noi” a “ok, vieni qui”. Ma lui non si accontentava di dormire sul letto, lui voleva dormire in mezzo a noi sotto le coperte con le zampine fuori. Esattamente come fosse un bambino.

Ed è proprio quello che ha pensato di essere fino a quando non abbiamo preso Akira a dicembre e ha dovuto vestire i panni di capo branco.

Il periodo di gennaio e febbraio 2015 non è stato proprio fantastico per me: entravo e uscivo dagli ospedali. Ma lui era sempre a casa ad aspettarmi e quando passavo la notte in ospedale dormiva con Dario sul divano perchè senza di me nel letto non stavano. Mi avevano detto che non potevo avere figli e io riversavo tutta la mia maternità su quel cucciolo. Quel cucciolo a cui parlavo, con cui andavo a correre, che ne combinava di tutti i colori.

Se avessi dovuto guardare i danni che ci ha fatto Gundo non penso che lo avrei amato così tanto. Ha distrutto un sacco di cose: gli occhiali di Dario nuovi da 300€, il cavo della televisione e un cappello sono solo un esempio.

C’è stata quella volta in cui ha rotto il joystick della play station senza muoverlo dalla posizione in cui era. Gli ha fatto un buco nel manico e se non fosse per la play accessa Dario non se ne sarebbe mai accorto.

C’è stato il periodo delle conchiglie: avevo un vaso in vetro con dentro della sabbia e delle conchiglie. Ecco lui riusciva a prendere le conchiglie e a mangiarsele senza far uscire la sabbia dal vaso. Non chiedetemi come.

C’è stata la volta in cui ha ingoiato una pallina da tennis intera e la sera l’ha vomitata intera.

O quando ha mangiato una cassetta della videocamera e se non fosse stato per me che ero in casa in quel momento e che gli ho tirato fuori circa 1 metro di filo dalla gola sarebbe morto soffocato.

Il veterinario diceva che era Highlander.

L’addestratore cinofilo voleva che mettessimo delle telecamere per filmarlo, perchè non credeva ai nostri racconti.

Gundo era un piccolo genio del crimine in realtà.

Quando ci siamo sposati è stato 3 giorni in una pensione per cani poi i miei suoceri se lo sono portato a casa loro. Quando sono tornata faceva l’offeso e si girava dall’altra. Non voleva salutarmi, molto probabilmente si sentiva abbandonato.

Pochi giorni dopo il rientro dal viaggio l’ho trovato mentre faceva delle piccole modifiche sartoriali al mio abito da sposa: gli ha mangiato tutti i bottoncini sulla schiena e gli ha eliminato una parte di perline dalla fascia sotto seno. Molto probabilmente a lui piaceva più così ma non poteva dirmelo. Quella sera, presa dallo sbalzo ormonale di inizio gravidanza di Ricky, ho pensato di sbarazzarmi di quel cane che non sapeva fare altro che danni. La notte stessa ho dormito abbracciata a lui con un senso di colpa di cui non riuscivo a liberarmi.

Quando è arrivata Akira, il 6 dicembre 2015, Gundo l’ha subito accolta e ha capito che potevano diventare soci: lui era la mente, ma il lavoro sporco lo faceva fare a lei.

Quando è nato Ricky Dario ha portato a casa un body da lasciare ai cani per abituarsi all’odore del bambino. Non riuscivamo più a toglierlo a Gundo, se lo portava ovunque ed era ridotto in uno stato pietoso.

Lui e Akira facevano le ronde sotto la culla per controllare che tutto fosse ok.

Quando Ricky è cresciuto, Akira è stata una seconda mamma con tanta pazienza e dolcezza. Gundo aveva meno pazienza con quel piccolino che gli tirava la coda.

La prima parola di Ricky è stata “BAU”, la seconda “UNDO” poi è arrivata “MAMMA”.

Quest’estate facevano la lotta nel prato Gundo, Aki e Ricky: lo avevano preso per uno di loro.

Ludo fino a 4/5 mesi fa non sopportava che i cani la leccassero e non gli piacevano molto. Poi ha cambiato idea. Si è messa anche lei dalla finestra a chiamare Gundo e Aki.

Quando Gundo si è ferito a un orecchio in uno dei suoi tanti tentativi di fuga, l’unico modo per riuscire a medicarlo è stato quello di metterlo in braccio a Ludo. Lei lo stringeva e io lo medicavo. Ludo alla fine sembrava uscita da un film horror, perchè era tutta sporca di sangue ma il nostro cagnolino era disinfettato.

Il 9 novembre ha fatto 5 anni. Riccardo voleva organizzargli la festa di compleanno con tanto di palloncini proprio come la sua. Alla fine ci siamo accontentati di comprargli i suoi snack per cani preferiti e se n’è fatto una scorpacciata. Quel giorno Ricky ha messo le manine come se pregasse e ha detto “Gundo buon compleanno, ti voglio tanto bene”.

Sabato mattina siamo usciti ma Gundo non c’era. Lo chiamavo, ma solo Aki reagiva. Mi sono avvicinata al loro box. Ho subito capito.

Abbiamo fatto quell’ultimo viaggio insieme in auto come abbiamo fatto il primo. Lui dentro a una scatola con una coperta. Ora Gundo è al cimitero per animali che c’è qui a Mondovì. Mi hanno lasciato le chiavi, posso andare quando voglio a trovarlo.

Ricky ieri ha chiesto parecchie volte se potevamo andare a controllare che Gundo fosse di nuovo vivo, poi si è rassegnato e ha detto che non dobbiamo più parlarne perchè se no Akira piange.

Akira da ieri sera sta sdraiata sul vialetto di casa e io so che lo sta aspettando. So come sta male.

Mi manca. Mi manca sapere che non ci sarà mai più lui a corrermi incontro quando torno a casa. Lui, il primo piccoletto con cui abbiamo allargato la famiglia, quel piccolo cane che rideva con i denti storti, che prendeva le crisi d’asma se correva tanto o faceva troppo caldo, che si metteva sempre a pancia in su perchè sapeva di averne combinata qualcuna, lui che per me era il cane più bello del mondo, lui che se penso a tutte quelle che ha combinato ora mi viene da ridere. Preferirei che ne combinasse altre 100 anche più folli di quelle che ha fatto pur di averlo ancora qui con me.

Non potrà mai più fare la lotta con Ricky, non potrà più farsi coccolare da Ludo, non conoscerà mai Nocciolina e non potrà più guardarmi con quei suoi occhioni che mi hanno fatto innamorare di lui dal primo momento.

Addio Gundo, nessuno potrà mai prendere il tuo posto. Ti vogliamo bene!

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