UNA NUOVA LISA

Un figlio cambia davvero la vita di una mamma?

All’esame di quinta elementare mi è stato chiesto cosa volessi fare da grande e io ho risposto <<voglio fare la mamma>>. La stessa domanda mi è stata posta in altri periodi della mia vita, ma la mia risposta è sempre stata quella: io da grande volevo fare la mamma. Non avevo grandi aspirazioni in fatto di carriera. Io volevo solo una mia famiglia e nonostante tutti mi dicessero che ero una pazza era quello che davvero volevo.

Poi ho conosciuto Dario, quello che si definisce “quello giusto” e nel 2016, quando avevo solo 24 anni, Riccardo ha realizzato il mio sogno. Nel 2018 è poi arrivata Ludovica a realizzare il mio sogno un’altra volta. Certo, ero cambiata. Ma non mi sentivo poi così diversa. Sognavo quella vita da sempre e mi sentivo preparata.

Tutto era perfetto: avevamo un maschio e una femmina, Riccardo e Ludovica. Avevamo la nostra routine e le nostre abitudini. Loro crescevano insieme e iniziavano ad avere la loro complicità ed intesa. Io ero pronta a cambiare lavoro o almeno ad aggiungere alla mia vita un lavoro che mi desse delle soddisfazioni in più. Volevo dedicare una parte delle mie energie a qualcos’altro, perchè avevo paura che quello che avevo non mi bastasse.

Poi una sera di fine agosto 2019 un test di gravidanza fatto per insistenza della farmacista. Non poteva che essere negativo. E invece due linee belle marchiate, positivo: paura, incertezza, stupore. Un mix di emozioni si è aggrappato a me ed è diventato il mio bagaglio per quei nove lunghissimi mesi.

Alle 16 circa del 16 Aprile mi portano in sala parto per iniziare la dose di ossitocina per endovena, dopo aver tentato nelle 24 ore precedenti un’induzione con palloncino e una con gel con scarso risultato. Entro in una sala parto che non conosco, diversa da quella dove ho partorito Ricky e Ludo. Ho pochissime contrazioni. Una dose di ossitocina pronta, da cui non so cosa aspettarmi. Con questo tipo di induzione le ho fatte tutte: tre figli e tre induzioni e nessuno è nato oltre la scadenza. Arriva finalmente Dario che non vedo dal giorno prima e io gli dico che ho paura. Ho paura come non ho mai avuto per gli altri due parti, forse perchè so cosa mi aspetta o forse perchè non ho ancora ben realizzato che sta arrivando quel bambino. Alle 18.15 circa iniziano la dose di ossitocina, dopo il tracciato e avermi fatto un antidolorifico per il rene che inizia a farmi davvero male. Dopo poco mi alzo in piedi per cercare di alleviare il dolore renale e in neanche 10 minuti mi si rompono le acque. Sono le 18.50. Le contrazioni partono fortissime, non mi danno tregua e fanno male. In più mi parte una colica renale. Mi consigliano di provare un gas in modo da sentire meno il dolore. Acconsento subito, ma dobbiamo spostarci in una sala vicino. Da lì in poi ho pochi ricordi e molto confusi: ha iniziato a girarmi la testa e non so bene cosa sia successo. Ad un certo punto mi ricordo solo un letto circondato da tante persone e voci molto lontane e poi contrazioni forti, fortissime. Mi ricordo solo che continuavo a dire che non ce l’avrei fatta questa volta, che faceva troppo male questa volta, che ero troppo stanca questa volta. Mi riportano in sala parto e, appena entrata, una contrazione inizia, più forte ancora delle altre. Quella sensazione la riconosco bene: Vittorio sta uscendo. Neanche il tempo di salire sul lettino, unica posizione che mi dava sollievo al rene, che dopo tre spinte di numero sento quel pianto bellissimo e meraviglioso. Un pianto che arriva subito, non come le altre due volte. Vittorio è qui con noi. Sono le 20.39. In neanche due ore mio figlio è nato. Me lo danno in braccio. Dario taglia il cordone ombelicale, finalmente perchè non ci era mai riuscito con gli altri due per complicazioni. Io guardo quel bambino, guardo Vittorio. Piango. Sono felice. Ce l’ho fatta anche questa volta. Piango. Sono triste. Come ho potuto pensare anche solo per un minuto di non volere questo bambino. Piango. In quelle lacrime scorre via tutta la paura dei 9 mesi trascorsi. La cosa di cui avevo paura era questo bambino e la cosa che ha fatto sparire la mia paura è sempre lo stesso bambino. E’ bastato uno sguardo, un solo piccolo sguardo per far sparire tutte le ansie che avevo.

Riccardo e Ludovica sono stati voluti con tutto il cuore, Vittorio è arrivato. Ma Vittorio aveva una missione quando mi ha scelta come mamma. Sapeva che doveva portare una svolta nella mia vita. Vittorio mi ha fatto crescere quando pensavo che non fosse più necessario. Vittorio ha fatto uscire cose che tenevo sepolte lì dentro di me e che non volevo far uscire. Io ho dato la vita a Vittorio, ma lui ha dato vita a una nuova Lisa.

È stato il parto più doloroso dei tre, perché ho sentito tutti i dolori del travaglio più quelli della colica renale. Ho dei blackout dovuti ai giramenti di testa. Ma so anche di aver vissuto questo parto in un modo diverso, con una nuova consapevolezza di me stessa e del mondo. Perché mentre nasceva Vittorio, nasceva anche una nuova me proprio insieme a quel bambino arrivato a scombinare tutta la mia vita e i miei progetti.

Quindi sì, decisamente sì. Un figlio cambia la vita di una mamma, anche se bisogna aspettare il terzo per avere la vera svolta.

Ora so che qualunque cosa io faccia, la faccio per i miei figli e perchè penso che sia giusto così.

Ora so che, anche se da fuori posso sembrare la mamma diversa, a me non interessa.

Ora so che una coccola e un bacio in più sono importanti per loro e non mi interessa cosa pensino gli altri.

Ora so che i giudizi non mi interessano.

Ora so la mamma che voglio essere.

Sicuramente alla Lisa di 10 anni a cui viene chiesto “cosa vuoi fare da grande?” direi di continuare a credere nei propri sogni perchè un giorno sarà davvero molto orgogliosa della mamma che è diventata.

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